Here’s an approach the groove-to-solo-to-groove stuff. First steps are very easy: using click, play a simple pattern for a defined number of bars (eg. 2, 4, 8, 16 in 4/4 that are the most frequent measures you’ll have to fill with breaks) and then count loud and under your breath for an equal number of bars. The idea is to ‘measure’ and finally feel, at different tempos, the lenght of the spaces we’ll fill with breaks and solo. And, finally, return safe and in time to the groove. Another good practice is to count the break-silenced bar splitting the 4/4 time in different */8 bars. The goal is to start feeling different timing
Dal tempo (o ritmo, o groove che dir si voglia) al break e ritorno. E’ una delle esperienze più frustranti: avere a disposizione qualche battuta di solo e uscirne con le ossa rotte. Arrivare a metà senza idee; incespicare tra sincopati e virtuosismi e poi schiantarsi senza paracadute sul rientro nel groove. Che in genere è andato un bel pezzo avanti (o un bel pezzo indietro) e ci regala un momento di pura vergogna.
Durante il seminario collettivo di marzo abbiamo affrontato, tra le altre cose, anche lo studio degli spazi tra le note, e, in particolare, di come prendere le misure dello spazio musicale che ci è affidato.
Il primo studio è quello più semplice: si inizia con un ritmo di base – il 4/4 elementare va benissimo -, si decide un numero di battute su cui gira il groove a cui si aggiunge un uguale numero di battute di solo.
Si può iniziare con 2, 4, 8, 16 (le misure con le quali in genere si avrà a che fare). Si suona il groove e poi si conta il tempo sia ad alta che a bassa voce, coprendo le battute che nelle puntate successive saranno occupate dal solo (più propriamente dai breaks e fills). Tutto con il metronomo. L’obbiettivo è quello di arrivare a ‘sentire’, alle diverse velocità, la lunghezza complessiva dello spazio a nostra disposizione, misurandone, quasi, la distanza.
La seconda parte dello studio propone di scomporre le battute di solo (che, ancora, non vengono suonate ma solo contate) in tempi dispari in ottavi: è un ottimo esercizio per imparare a spostare gli accenti e i tempi forti e deboli, iniziando a cercare punti di riferimento diversi all’interno dello spazio del solo.